Il tartufo è uno degli alimenti più affascinanti della gastronomia mondiale. Capace di trasformare un piatto semplice in un’esperienza sensoriale unica, questo frutto della terra continua a incuriosire chef, appassionati e buongustai. Ma cosa rende il tartufo così speciale? E perché da secoli viene considerato un vero e proprio diamante del gusto?
In questo articolo esploriamo storia, caratteristiche, tipologie, consigli d’uso e curiosità di uno degli ingredienti più preziosi della cucina.
Che cos’è realmente il tartufo?
Il tartufo è un fungo ipogeo, ovvero che cresce sotto terra, in simbiosi con le radici di alcuni alberi come roveri, querce, noccioli, faggi e pioppi. Vive nascosto nel terreno, e proprio per questo viene individuato solo grazie al fiuto eccezionale dei cani da tartufo.
La sua crescita dipende da una combinazione estremamente delicata di fattori: tipo di terreno, clima, altitudine, età della pianta ospite, biodiversità circostante. Bastano piccole variazioni ambientali per rendere un territorio più o meno vocato, motivo per cui i tartufi di qualità elevata sono così rari.
Le principali tipologie di tartufo
Non tutti i tartufi sono uguali. Ogni varietà ha un profumo, un sapore e un valore economico ben distinti. Ecco le più importanti:
1. Tartufo Bianco Pregiato (Tuber magnatum Pico)
- Regina assoluta dei tartufi
- Profumo intenso, complesso, quasi narcotico
- Non si cucina: si consuma rigorosamente crudo
- Principali zone: Piemonte, Marche, Molise, Umbria, Toscana
- Stagione: ottobre–dicembre
2. Tartufo Nero Pregiato (Tuber melanosporum)
- Aroma elegante e persistente
- Ideale per piatti caldi: sprigiona il meglio con una leggera cottura
- Zone vocate: Umbria, Abruzzo, Molise, Lazio
- Stagione: dicembre–marzo
3. Tartufo Estivo (Scorzone)
- Sapore più delicato, ottimo per chi si avvicina al mondo del tartufo
- Versatile in cucina e più accessibile
- Stagione: maggio–settembre
4. Tartufo Uncinato
- Una variante autunnale dello scorzone, ma più profumata
- Perfetto per primi piatti e risotti
- Stagione: settembre–dicembre
Perché il tartufo è così costoso?
Tre motivi principali:
- Rarità: cresce solo in condizioni ambientali perfette.
- Difficoltà di raccolta: è necessario l’addestramento dei cani e ore di ricerca.
- Alta deperibilità: il tartufo fresco va consumato in pochi giorni.
Come per le pietre preziose, la qualità è determinata da profumo, freschezza, forma e pulizia.
Come si usa il tartufo in cucina
Un buon tartufo non va coperto, ma valorizzato. Ecco alcuni suggerimenti:
- Tartufo bianco: su tagliolini al burro, fonduta, uova al tegamino, carne cruda.
- Tartufo nero pregiato: su pasta, carni, uova, vellutate; perfetto anche in cottura dolce.
- Tartufo estivo e uncinato: ottimo in insalate, primi piatti leggeri, frittate, pizze gourmet.
Regola d’oro: meglio pochi ingredienti e di qualità, per lasciare spazio al suo aroma.
Come conservarlo correttamente
Il tartufo fresco va trattato con cura:
- avvolto in carta assorbente e conservato in frigorifero
- controllato e asciugato quotidianamente
- consumato entro 3–5 giorni (bianco) o entro una settimana (nero)
E mai conservarlo nel riso, che lo disidrata irrimediabilmente.
Curiosità sul tartufo
- Gli antichi greci lo consideravano un dono degli dèi.
- Nel Medioevo era un alimento proibito, ritenuto troppo “tentatore”.
- Il cane da tartufo più famoso della storia, Rocco, trovò un tartufo bianco da oltre 1,5 kg.
- Il profumo del tartufo contiene oltre 150 molecole aromatiche, alcune delle quali simili a quelle dei feromoni animali (da qui il suo fascino afrodisiaco).
Un prodotto che racconta un territorio

Il tartufo non è solo un ingrediente: è cultura, natura e tradizione. Racconta storie di boschi, stagioni, radici e mani esperte. È parte dell’identità di molte regioni italiane, e continua a essere un simbolo di eccellenza riconosciuto in tutto il mondo.
Che si tratti di un piatto gourmet o di un’esperienza sensoriale completa, il tartufo rimane un’emozione: autentica, intensa, irripetibile.
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